Italo Inglese

Morfologia del rimpianto

Presentazione di Vincenzo Centorame

Tabula fati, Chieti 2000

 

Presentazione di Vincenzo Centorame

     Si chiama proprio così, Italo Inglese. Non si tratta di uno pseudonimo. Cerco di sgombrare il campo da un sospetto. Quando ebbi occasione di leggere alcuni suoi scritti, su temi economici e sociali, pensai anch’io ad un nom de plume. Poi ho avuto occasione di conoscerlo ed apprezzare la competenza con cui affronta temi che riguardano la gestione del potere e le complesse problematiche del lavoro.
     Ho scoperto, nel frattempo, che possiede una profonda conoscenza in campo musicale ed un anticonformismo autentico, fondato su un rigore personale non ostentato.
     A quale genere appartiene quest’opera? Si tratta di una biografia? Di un libro a cavallo tra narrazione e saggistica? Italo Inglese ci viene in soccorso indicandoci qualche sicuro riferimento. Ad esempio cita, non a caso, Louis Ferdinand Cèline, che rivoluziona i registri narrativi e trasforma in materia incandescente le proprie vicende (e convinzioni) personali. Non c’è solo lo scrittore francese nel suo complesso panorama culturale.
     L’uomo completo, come afferma un filosofo evocato da Inglese, ha bisogno di due armi simboliche: l’arco e la clava. L’arco serve per raggiungere gli obiettivi alti e lontani, quelli della spiritualità. La clava ci consente di operare nelle ambasce del quotidiano. Guai a dimenticarne una. Si rischia uno sterile spiritualismo o un degradante materialismo.
     Questa ricerca di un equilibrio è presente in tutto il libro, costituendo l’ossatura portante del suo svolgimento.
     Le narrazioni scritte sul filo della memoria, le incursioni negli anni dell’adolescenza e della giovinezza, soprattutto quando — come in questo caso — seguono le orme di un rimpianto dichiarato, sono spesso caratterizzate da un forte sentimento di nostalgia e di pessimismo. Italo Inglese non attinge ai ricordi per ripudiare il presente, ma per trarre forza dalla ricognizione dell’esistenza, dalla rivisitazione delle tappe fondamentali della propria formazione.
     Non c’è, in queste pagine, un atteggiamento di passiva rassegnazione, ma la suggestiva ricostruzione di un itinerario attraverso tre momenti che corrispondono alle parti del libro: La casa vivente, In memory of the swinging years, Fratelli cristiani.
     La casa vivente è quella delle vacanze estive. Si tratta di una cittadina abruzzese sulla riva dell’Adriatico. Il protagonista-narratore vi trascorre gli anni decisivi dell’adolescenza, si sottopone alle prime prove di audacia virile e conosce anche gli inevitabili turbamenti amorosi. Un “luogo dell’anima” in cui nascono e rinverdiscono i sentimenti essenziali, si colgono la profondità dei legami familiari, come quelli che, ad esempio, uniscono il giovane ad un padre già avanti negli anni ma autorevole e rassicurante.
     In questo “mondo piccolo” si svolge, anno dopo anno, il confronto tra il ragazzo borghese ed i figli dei pescatori. Un confronto spesso ruvido, ma sempre leale, sia nelle interminabili gare sportive che nelle cazzottature che lasciano il segno ed aiutano a crescere.
     Lo stile narrativo di Italo Inglese è sobrio, asciutto, fatto di rapide pennellate e qualche momento di rievocazione commossa in cui non riesce a nascondere un forte coinvolgimento emotivo. È il caso, ad esempio, della scoperta di una vecchia lettera del padre al figlio. Una 1ettera d’amore paterno, mai consegnata, per l’antico pudore di un uomo nel confessare i sentimenti più profondi.

     La seconda e la terza parte del libro di Italo Inglese hanno decisamente un filo conduttore dominante. L’itinerario personale si intreccia con la grande passione per la musica e, in particolare, per le formazioni e gli autori che hanno segnato una svolta nei gusti e nel costume di intere generazioni.
     L’autore rievoca la scoperta di una musica nuova, quella dei Beatles, soprattutto, ma non solo. Ci racconta di tanti altri nomi e gruppi, noti e meno noti, che conquistarono, trasversalmente, tanti giovani, scavalcando ideologie e contrappo-sizioni politiche non soltanto metaforicamente aspre.
     Erano gli anni della cosiddetta “contestazione globale”, molto efficace nella pars destruens, molto meno nella proposizione di modelli alternativi validi rispetto a quella divisione del mondo tra i due imperialismi, solo apparentemente opposti. Nelle città europee imperversano ragazze in minigonna e giovani capelluti; nei licei italiani le fanciulle abbandonano i grembiuli per abbracciare un nuovo stile di vita, spesso confuso e velleitario.
     Italo Inglese però, pur contestando da altre sponde, rispetto alla maggioranza del tempo, i valori della società conformista e piccolo borghese, salva l’entusiasmo autentico di molti giovani ed una parte consistente del patrimonio musicale di quegli anni, tanto che propone un percorso di lettura decisamente originale rispetto alle biografie ed alle cronache ufficiali.
     La musica degli anni ’60 e dei primi anni ’70, soprattutto quella rock, pur lanciando messaggi ambiziosi era in realtà caratterizzata — secondo Inglese — da un totale agnosticismo politico. I gruppi ed i cantanti politicizzati erano una minoranza, spesso mal tollerata.
     La sensibilità dell’autore è decisamente aliena da accenti conformistici. Alcune sue espressioni sono eloquenti. “Condannato ad un’esistenza insulare — come Jünger, come Mishima — ammiravo la capacità che i due mitici personaggi avevano dimostrato nel coniugare pensiero ed azione, arte e vita. La possibilità di questa alchimia mi era stata negata dal destino: ero nato in un’epoca prosaica, ostile all’eroismo.” È l’urlo del giovane che ha bisogno di slanci metafisici, di “negazioni assolute ed affermazioni assolute”. Anche per questa ragione, il libro di Italo Inglese è una ricerca sofferta e complessa, attraverso strade insolite, dei principi autentici, di quelle fondamenta che danno un senso alla vita e costituiscono l’orizzonte ultimo di ogni avventura umana.
     Non è un caso che alcune delle pagine più significative in questo itinerario narrativo, che è anche la storia di un’educazione, sono quelle dedicate all’esperienza scolastica presso l’Istituto dei Fratelli Cristiani, preti irlandesi maestri di etica, non solo sportiva, ed esempio di virilità ed anticonformismo.
     In queste pagine si esplicita il senso di smarrimento di un mondo che si è secolarizzato perdendo senso e profondità, ma si avverte, anche, il desiderio di ricominciare a costruire un’identità e una comunità.

Vincenzo Centorame