Il Castello sospeso, il secondo lavoro letterario di Andrea Lonigro, si presenta come un’opera enigmatica che trascina il lettore in un percorso tortuoso e angusto nella mente del protagonista Webb Chivas.
Un’opera delirante ed onirica, una fiaba moderna ed un racconto psicologico, una trama che fa perdere al lettore ogni punto di riferimento e che scopre le sue carte con estrema lentezza.
Il castello sospeso, nell’immaginazione dell’autore, diviene metafora dell’inconscio del protagonista. Se Dalì aveva raffigurato il nostro mondo interiore come una serie infinita di cassetti da aprire uno ad uno, Lonigro raffigura questa interiorità sommersa, e spesso spaventosa, come un castello dalle mille porte. Ogni stanza così, cela al suo interno i desideri più sfrenati ma anche le paure più terrificanti.
Rispetto al primo racconto, Andrea Lonigro dimostra una nuova e maggiore maturità ed una profondità di analisi pungente ed accurata. Il tormento e la speranza, la disperazione e la fiducia in se stessi, la rassegnazione e la follia sono le condizioni interiori che si alternano in questo racconto come in una danza senza fine e che l’autore ha sapientemente descritto in un’opera travolgente, che mantiene sempre alta la tensione in un crescendo di situazioni che catturano il lettore, trasportandolo in una dimensione apparentemente irreale ma che nasconde, nel finale, un triste confronto con una realtà cruda e senza scampo.
Un’opera surreale, dove Webb dialoga con se stesso, con le molteplici personalità che convivono in lui, come il piccolo Troll e con le proiezioni dei suoi incubi e dei suoi sogni, come la bella principessa Desirèe. Il protagonista diviene un moderno Dr. Jekyll e Mr Hide che, in un’affannosa ricerca della pace interiore e della gioia di vivere, non troverà altro che la consapevolezza della propria inesorabile follia. Un antieroe Webb, che lotta affannosamente con i suoi fantasmi ma finisce inevitabilmente per soccombervi.