Tre storie che si snodano su piani paralleli, un trittico di individui ognuno con una vita propria, personaggi ambivalenti che costruiscono una trama avvincente sorretta dalla struttura narrativa estremamente intricata e complessa, si potrebbe dire cinematografica: tutto questo è Non chiederti perché...
Luca Molinini, qui al suo romanzo d’esordio, osserva e registra ogni cosa come se utilizzasse una macchina da presa.
Sotto il suo sguardo attento si alternano in primo piano i protagonisti: l’ex detenuto Michele Lino, l’avvocato Marco Bonanni, il giovane N. disperatamente innamorato di P.
Da ultimo ma non ultimo, e abilmente inserito nella ricorrente sezione “Ritagli” che funge da leitmotiv all’intero romanzo, un misterioso personaggio ricoverato in un istituto psichiatrico il quale sembra riassumere in sé la fatalità e spesso l’iniquità delle vicende umane, e dunque accompagna o insegue, rafforzandole, le elucubrazioni e fissazioni degli altri protagonisti.
I personaggi somigliano a prim’attori che recitanio una pièce teatrale, attanti le cui vicende personali ruotano attorno a Bologna, Pescara, Roma, Marsiglia e Madrid; luogo, quest’ultimo, in cui si incontreranno per un attimo tutti i protagonisti.
La narrazione in prima persona accomuna i destini incerti di queste storie: l’ex detenuto ha l’unico scopo di uccidere la fidanzata che lo ha tradito in tribunale; l’avvocato, stanco del lavoro e del matrimonio, arido e incapace di amare persino i figli, compie il suo destino a Madrid; N. è un ragazzo che per riconquistare l’amore di P. vola a Madrid e deve affrontare un epilogo inaspettato.
Il romanzo appartiene a un genere di difficile classificazione: è un giallo perché c’è una morte, seppure fortuita, è un romanzo d’amore anche se di amore disperato si tratta, è una documentazione cronachistica di vite inquiete, è un’opera ricca di suspense e atmosfera che potremmo definire anche dramma psicologico. Non chiederti perché... risulta infatti una vigorosa riflessione sulla vita, l’amore e i sogni, caratterizzato com’è da personaggi alienati che, malgrado o a causa del loro egocentrismo, si arrovellano senza posa sulla propria esistenza e raccontano i fatti utilizzando il monologo interiore.
Mescolare i generi, saper maneggiare suspense e psicologia senza perdere in qualità letteraria è certamente uno dei meriti principali dell’opera.
La struttura organizzativa della narrazione è inoltre fluida e disinvolta, scivola leggera su personaggi e situazioni; ogni capitolo è intessuto di episodi i quali vanno a comporre un affascinante intreccio che esige la piena adesione del lettore tra continui rimandi all’attualità: Bush, i curdi, l’Iraq.
Con la sua prosa acuta vivace Molinini plasma un testo intenso tra cronaca, giallo e diario sentimentale. La scrittura incisiva, fatta di periodi brevi e sintetici, avvince il lettore e lo trascina dentro la storia. La lingua imprevedibilmente secca, scarna, piena di parole ruvide mette a nudo i personaggi, ne accentua i caratteri e conferisce spessore alla narrazione.
Luca Molinini è, perciò, un autore tutto da scoprire. Riesce a creare emozioni e suggestioni, sostenendo un ritmo narrativo che induce a leggere l’opera tutta d’un fiato, senza la presunzione di ammaestrare e anzi lasciando ampi margini di riflessione.