I quattro racconti di questo libro inseguono, con originali intrecci, alcune frasi celebri di Oscar Wilde, e ne ampliano i significati con autonomia di linguaggio, chiarezza di impianto e vivaci colpi di scena. L’acuta intelligenza dell’Autore domina costantemente il piano narrativo senza apparenti sforzi e piega le vicende secondo le necessità visibili e invisibili che sottendono le figurazioni d’ambiente e i moti della coscienza dei personaggi.
L’Io narrante che dà sostanza ed equilibrio alle pagine che descrivono l’incontro casuale e predestinato con Karen sono dense di osservazioni e di sottintesi. I percorsi della mente di Gabriele Tristano Oppo pur nell’agilità verbale e nella leggerezza dei suggerimenti, costruiscono, all’interno del racconto stesso, altre possibili narrazioni che, pur non realizzandosi, adombrano, in maniera perentoria, sbocchi che il lettore attento è indotto a verificare con i propri mezzi intuitivi ed estetici. La conclusione è, di volta in volta, ironica, prevedibile e imprevedibile come ogni caso della vita. Questo si può dire del racconto che è anche la prima carta del poker.
Il secondo racconto è più intrigante: Petra si fa amare con lo scopo di trarre vantaggio dal proprio corpo non ancora violato. Non riuscirà nell’intento. Il suo calcolo è troppo razionale e preciso per non risultare evidente al partner; e le sue lacrime non saranno di dolore, bensì di rabbia per una lezione che non può essere facilmente appresa. Le fasi dell’approccio, le schermaglie preliminari e conclusive, la beffa con cui si conclude la vicenda indicano che Oppo, in fondo, esige dalla sua scrittura un’estetica che vada a confluire, poi, nell’etica.
Forse gli errori non meritano troppa malinconia quando su di essi si riesce a costruire almeno la seconda parte della propria vita. Manuela non segue il buonsenso spicciolo e concreto che la sua amica del cuore le suggerisce e insiste nel proprio comportamento disinvolto e libertino. L’eccessiva sicurezza, la noia del quotidiano, l’incapacità di distinguere tra sentimento e sesso? Il dubbio rimarrà sospeso sul suo capo come una spada minacciosa, perché l’esperienza non matura la coscienza di questa donna inquieta che si ostina a non riconoscere la catena dei propri errori. Alla fine avrà ragione l’amica Elisabetta: l’amante ideale non esiste e le “esperienze” indiscriminate conducono dove non si vorrebbe, cioè alla solitudine.
Cuori solitari è un vero e proprio giallo a suo modo esemplare dove la quarta donna di Oppo, Vanessa, seguendo una traccia incredibile dal principio alla fine, scopre la verità, quella che svela l’identità di un assassino imprevedibile e volgare. Ma il delitto è sempre volgare e la volgarità è sempre un delitto, come ammonisce Oscar Wilde.
Perfettamente disegnato, questo racconto è veramente completo e contiene gli elementi per ulteriori sviluppi. Tra l’ironia, l’amarezza e la rassegnazione i pochi personaggi lasciano intendere di avere dietro le spalle qualcosa di più interessante di ciò che viene detto. Ma anche i racconti precedenti non sono privi del sottofondo, anzi vivono di ciò che è stato scritto e di ciò che potrebbe ancora essere detto: ciascuno è, insomma, un potenziale romanzo.
Nel variegato mondo della narrativa italiana queste pagine si evidenziano anche per la chiarezza delle idee e della scrittura; una scrittura che salta oltre le barriere del perbenismo e si immerge nella sostanza delle cose. Altre costanti dello stile di Oppo sono date dalla articolazione dei periodi, una certa prevalenza del dialogo e del monologo sulla descrizione e una frequente allusività del linguaggio.
Credo di poter concludere che i lettori colti e raffinati non mancheranno di apprezzare l’andamento e le conclusioni di una simile partita a poker.