Henry Furst

NON PERDERE CORAGGIO




PROGRAMMA ASEFI n°: 42/2002 del: 18 novembre 2002

Ricordiamo ai nostri lettori che possono trovare tutti i numeri arretrati di Programma ASEFI e il catalogo di tutte le nostre pubblicazioni all'indirizzo www.asefi.it.

Libri segnalati

UNA RIEDIZIONE ECONOMICA DI HENRY FURST

Stefano Serafini

Quale strana e colorata farfallina si è posata sulla mia scrivania: una minuscola edizione economica, con la pubblicità di un amaro abruzzese sulla quarta, e un particolare di Uomo e donna in contemplazione della luna di Caspar David Friedrich in copertina. E’ Non perdere coraggio, selezione di schede sparse e apoftegmi di Henry Furst, tratti da un’altra, introvabile (e imparagonabile!) selezione: Il meglio di Henry Furst, curata da Orsola Nemi nel 1970 per Longanesi.
L’editore Tabula Fati di Chieti ha riscoperto un autore importante di mezzo Novecento italiano, abile e acuto letterato di stirpe estinta, del quale pochi hanno oggi memoria. Lo ha posto in collana con Thibon, Metternich, Gauthier, Chesterton, il che la dice chiara sull’intenzione interpretativa.
Finissime le sue novelle brevi (ricordiamo Morte di un falchetto a Bushir, 1934), straordinaria la sua comprensione dei grandi scrittori del passato dai quali trasse splendide traduzioni e illuminanti saggi letterari (ad es. di e su Baudelaire, Saint-Beuve, Allan Poe, Racine, Dumas padre, Conrad, Shaw, Dickens), per non dire dell’impegno nel romanzo (Simun, 1965) e delle fantasie: intrecci di racconto, commento critico e biografia (La morte di Mozart, 1957).
Ma il meglio di sé Furst, americano per nascita civile e italiano per quella dello spirito (ricordava la Nemi: “disse di essere nato a Siena, proprio nell’agosto del 1912, a diciannove anni, durante un suo viaggio in Italia”) lo diede come mediatore culturale. Egli contattava, poneva in relazione reciproca, traduceva e faceva conoscere autori e promesse del suo tempo, di qua e di là dell’Oceano, precorrendo la critica a venire con intuito cristallino: Montale, Moravia, Soldati, Landolfi, Zavattini, Palazzeschi, Comisso, Cicognani, Jünger, Douglas, Sombart, Sackville-West, Walschap…
Spiace che in questa raccoltina sia finito quasi esclusivamente il Furst giornalista e polemista. Profondo, due spanne al di sopra di tutti i suoi colleghi, ma non certo il Furst migliore. La cronaca passa veloce per tutti. Certe riflessioni quotidiane sullo scontro fra Oriente e Occidente, anche se ispirate a Erodoto e oggi facilmente rievocabili per furba assonanza all’eco dei media, suonano invecchiate.
L’editore va tenuto d’occhio. Curiosando nel catalogo s’incontra ad es. uno scritto dell’economista eretico Giacinto Auriti, e pregevoli raccolte di poeti silenziosi, come la recentemente scomparsa Rita Baldassarri. E poi — a modo suo, sparagnino, ma che fare, se l’editoria è pane duro! — si è anche accorto di Enrico Furst.

Henry Furst, Non perdere coraggio, Tabula Fati (“Heliopolis, 8”), Chieti, 2002, 63 pp., 11,50x8 cm, ISBN 88-87220-75-1 – 1,00 Euro.