Raccolta di racconti
delle autrici della Casa Circondariale di Chieti
a cura di Kristine Maria Rapino
Questa raccolta di racconti nasce da un corso di
scrittura che si è svolto nella sezione femminile
della Casa Circondariale di Chieti. Dieci incontri,
due ore a settimana, da marzo a maggio 2026. La
classe era eterogenea per età, percorsi di vita e
livelli di istruzione. Donne diverse, unite da un’urgenza: raccontarsi. Creature smarginate, desiderose di essere comprese, di concedersi nuove possibilità. Con tutta la presunzione della speranza.
La scrittura per loro è stata la risposta a una
fame. Ne sono nati testi autentici, scritture profonde, spesso inattese, espresse in una lingua diretta,
senza difese. Questa antologia ne conserva una
parte, con l’idea di lasciare qualcosa che resti: un
punto da cui ripartire.
Leggere queste pagine non significa cercare la
perfezione, ma riconoscere una necessità. Sospendere, per un attimo, il giudizio. Provare a guardare
non il reato, ma la persona.
Per molte di loro scrivere è stato un grido. O
qualcosa di ancora più essenziale: un modo per
esistere davanti a qualcuno che ascolta. E una volta
ascoltate, non si torna più indietro.