In queste storie il futuro non arriva: è già qui, insinuato nelle pieghe del presente.
Assistenti virtuali che scivolano dentro le ossessioni
umane, automi progettati per rispondere ai desideri più
intimi, relazioni che resistono – o si deformano – mentre
tutto cambia. Tra realtà e possibilità, i racconti di Falso
positivo abitano una zona di confine inquieta e riconoscibile, dove ciò che è familiare si incrina appena, quanto basta per rivelare qualcosa di perturbante.
L’intelligenza artificiale non è solo tecnologia, ma
presenza: modifica i legami, ridefinisce l’identità, altera
la percezione del reale. Eppure, al centro, resta sempre
l’essere umano – fragile, contraddittorio, ironico – alle
prese con un mondo che evolve più in fretta della sua
capacità di comprenderlo.
Più che offrire risposte, questi racconti mettono in
scena domande urgenti, già vive nel nostro tempo. Perché il futuro, in fondo, non è qualcosa che ci aspetta. È
qualcosa in cui siamo già entrati.