Non siamo di fronte a un libro di poesie vuote e vane che fanno dell’io l’imbelle protagonista di una presa in giro della verità. Non leggeremo versi che alleggeriscono il peso della vita e lo deridono, che invocheranno natura e illusione nella speranza, questa illusoria, di ingannare la verità.
Chi aprirà questo libro leggerà versi veri, sentirà il pulsare di un cuore indomabile, di una volontà ferrea che non cede al facile dire di sì alla menzogna su se stessi. Certo, le parole grondano potenza dolorosa e a volte disperante speranza, ma è questo che deve fare la poesia quando appare misteriosa nel nostro universo: traversare il dolore universale per attingere la Bellezza del Bene, che è il vero cuore, la vera essenza, la vera natura di quello che chiamiamo Poesia.
Il tempo è crudele e non dà scampo ma l’autrice sa che, come un ladro nella notte, il divenire della vita può tendere pericoli e disperanti certezze, ma lei resta ferma nella certezza di una dignità dell’essere che non dà scampo.
Il canto mette insieme l’abisso della notte interiore e il cielo delle parole, non teme di scendere nell’inferno del dolore e di risalire nel cielo della creazione dove farmaco sono le parole e conforto supremo scrivere.
In copertina: Edvard Munch, Giovane donna in abito blu, fine XIX / inizi XX secolo