Questo libro di Giancarlo Giuliani ripercorre gli ultimi momenti della vita di Adriana e il suo rapporto
con Massimiliano, il marito, nella
dolorosa altalena fra l’avanzare della malattia, con tutte le necessità
connesse alla cura, e il riaffiorare
dal passato di ricordi struggenti che,
a quei destini, hanno dato un senso.
Al loro fianco, altre presenze: medici e infermieri dell’hospice, operatori dell’Adi, una badante. Ed è qui
che la narrazione acquista un valore
universale: non semplicemente perché a tutti noi è capitata in sorte la
trafila degli adempimenti che accompagnano inevitabilmente l’iter
della malattia, dalla sua insorgenza
fino, purtroppo, all’epilogo, ma anche e soprattutto rispetto alle forme
e ai modi della cura, o meglio della
Cura, nel suo senso più vero.
I medici, gli infermieri e gli operatori dedicati nel campo della terminalità sono quelli che restano al
fianco dei pazienti e delle loro famiglie quando non vi è più speranza di
guarigione e la medicina si vede
costretta a deporre le armi, dichiarando la propria impotenza. Essi
sono i sacerdoti della medicina nel
suo senso più sacro, quello del non
lasciare a sé stesso il paziente e del
tendergli invece la mano. Essi li
curano prendendosene cura.